mercoledì 2 maggio 2012
venerdì 6 aprile 2012
Elezioni in Senegal - Vittoria di Macky Sall
Sono
le 15.30 inSenegal. Il Consiglio Costituzionale conferma la vittoria di
Macky Sall alle elezioni presidenziali con il 65,80% dei voti, e la
sconfitta di Abdoulaye Wade con il 34,20% dei suffragi. Usciti
finalmente i risultati definitivi del ballottaggio, la popolazione
senegalese festeggia la sua propria vittoria, il trionfo di una
tradizione pacifica e democratica che gli appartiene. Tra la gente, che
ha ormai ripreso le sue attività quotidiane, le accese discussioni che
avevano come protagonosti Macky Sall e Abdoulaye Wade fino a qualche
giorno fa, e la goia successiva della maggioranza per la vittoria del
primo e la sconfitta del secondo, hanno lasciato il posto più che altro
alla fierezza che tutto si sia concluso democraticamente e nella pace.
E, soprattutto, a sentimenti di speranza e ottimismo per il futuro.
«Sono contento che abbia vinto Macky Sall, adesso avrà però molto da
lavorare, noi ci aspettiamo tanto da lui», afferma Djibril Seck,
proprietario di una bancarella al mercato di Parcelles Assaines, alla
periferia di Dakar. «Sì, spero abbassi subito il prezzo de lriso e dello
zucchero, come ha promesso di fare», gli fa eco Madame Dieye accanto a
lui. Un nostalgico sostenitore di Wade accetta comunque la sconfitta,
come il suo leader: «Abbiamo perso. Accettiamo la vittoria di Macky Sall
e speriamo che il nuovo Presidente faccia bene al Paese», afferma
rassegnato Lamine Kane. Domani 31 marzo Abdoulaye Wade terrà l’ultimo
Congresso del Partito Democratico sengalese come partito al potere.
Lunedì 2 aprile Macky Sall presterà giuramento nella cerimonia ufficiale
di passaggio di governo. E il 4 aprile il nuovo governo presiederà alla
festa nazionale dell’Indipendenza del Senegal. Ed è così che il Paese
inizia una nuova pagina della propria storia politica.
Da: http://tongante2012.altervista.org/it/
sabato 24 marzo 2012
Convegno venerdì 30 marzo ore 21.00
SENEGAL
10 ANNI DI AMICIZIA E
COOPERAZIONE
Interventi:
Il valore del partenariato nei progetti realizzati con il contributo
della Regione Veneto
Lucina Rigoni – Italia-Senegal 7A
Enrico Rinuncini – Sindaco di Ponte San Nicolò
Ivana Bozzolan – Gruppo Donne di Ponte San Nicolò
“Qui” e “la”: sentirsi a casa nella globalizzazione
Franca Bimbi – Docente Sociologia, Università di Padova
Sara Amadasi - Dottoranda
in Scienze Sociali, Università di Padova
Testimonanze di un viaggio in Senegal
Erica Zanetti
Roberto Marchioro
|
- Gruppo viaggiatori allucinati
|
***************************
Centro Civico Rigoni Stern
Piazza Liberazione, 1 - Ponte San
Nicolò (PD)
giovedì 1 marzo 2012
Anche il Sahel a rischio fame
Non si è ancora del tutto spento l'allarme della carestia nel Corno d'Africa ed ecco che suona il segnale 'emergenza alimentare in un'altra area africana, il Sahel. A lanciarlo, l'onorevole Jean-Léonard Touadi, deputato Pd, africanista e attento osservatore delle dinamiche politiche ed economiche che attraversano il continente. Anche Nigrizia, nei giorni scorsi, aveva sollevato il problema.
«Le principali agenzie delle Nazioni Unite - spiega Touadi - sottolineano la gravità della situazione alimentare nel Sahel. Mauritania, Mali, Niger, Ciad, Burkina Faso, Nigeria, Camerun: in tutta la fascia a sud del deserto del Sahara si rilevano emergenze alimentari straordinarie dovute all'effetto combinato delle scarse piogge, l'alto prezzo del cibo e l'instabilità politica di alcune zone».
L'onorevole Touadi - oltre a rimarcare che comunque in Corno d'Africa le popolazioni ancora dipendono del tutto dagli aiuti delle organizzazioni umanitarie - rileva che «nel Sahel, dall'inizio di febbraio, almeno 22mila persone si sono spostate dalle loro terre alla ricerca di assistenza, aggiungendosi alle popolazioni già costrette a sfollare per i numerosi conflitti dell'area, aggravatisi lo scorso anno con la guerra in Libia. 23 milioni di persone sono a rischio, un milione di bambini potrebbe avere difficoltà a sopravvivere fino all'inizio della primavera».
Programma alimentare mondiale, Fao e Unicef stanno mettendo in campo le proprie risorse per evitare che la crisi possa peggiorare ma, aggiunge Touadi, «tutti gli altri attori internazionali devono intervenire, più rapidamente accadrà meno costi umani ed economici ci saranno. È ancora lontano il tetto dei 750 milioni di dollari di cui l'Onu ha bisogno per fare fronte all'emergenza. Il prossimo raccolto è previsto tra sei mesi, nel frattempo, non lasciamo il Sahel da solo».
Da Nigrizia.
lunedì 20 febbraio 2012
PONTE SAN NICOLO’. Il Gruppo donne raccoglie fondi per lo sviluppo di progetti umanitari a favore dei diritti femminili.
La Difesa del Popolo 5 febbraio 2012
C’è alleanza tra le donne sannicolesi e quelle del Senegal.
La speranza si tinge di rosa. Ne sono fermamente convinte le
componenti del Gruppo Donne di Ponte San Nicolò, che da più di 10 anni
investono gran parte delle loro energie nella promozione di progetti umanitari
a favore degli abitanti, in particolare delle donne, della Regione agricola di
Kolda in Senegal.
Le buone intenzioni non bastano, però, quando si vuole
migliorare la vita delle persone che abitano dall’altra parte del mondo. Gli
aiuti a fondo perduto possono tamponare le ferite, ma non curano le
malattie. Ed è proprio per questo che il
gruppo, ogni due anni, parte alla volta dell’Africa per verificare la buona
riuscita del progetti che promuove. L’ultimo di questi viaggi, durato due
settimane, si è concluso lo scorso 16 gennaio e ha coinvolto 25 persone tra
donne, i loro mariti e i loro figli.
Ad accompagnarli c’erano Ndiobo Mballo e la figlia Awa,
rispettivamente Presidente e Responsabile dei progetti femminili della ONG 7a
Maa-Rewee. Da dieci anni il rapporto tra la ONG africana e il gruppo
sannicolese è molto stretto, e grazie a questo legame è stato possibile, con i
finanziamenti provenienti di volta in volta dai Comuni, Regione Veneto e Unione
Europea, avviare decisivi interventi a favore dei diritti delle donne, tra cui
l’alfabetizzazione e la scolarizzazione, il credito rotativo delle capre e il
microcredito.
“L’alfabetizzazione – spiega Maria Lucina Rigoni, Presidente
del Gruppo Donne di Ponte San Nicolò – consente alle donne non solo di leggere
e scrivere, ma soprattutto insegna a loro a fare i calcoli, che è fondamentale
quindi si hanno tra le mani dei soldi”. Il Credito Rotativo della Capre
permette alle donne di prendere in“prestito” bestiame da allevare, dal quale
ricavare latte e capretti, che diventano sia merce da vendere sia merce per i
figli. Questi progetti di microimprenditoria hanno permesso negli anni un
rilevante aumento del benessere: “Nei nostri primissimi viaggi – spiega Ivana
Bozzolan – avevamo trovato pochissime capre. Ora invece, nei villaggi di Kolda,
oltre alle molte capre, si possono scorgere le prime mucche”.
“Avere dei soldi – osserva Maria Lucina Rigoni – permette alle
donne di prendere le decisioni assieme ai mariti. E i soldi in mano alle donne
diventano libri e medicine per i figli”. Le donne di Kolda rispetto a soli
pochi anni fa hanno più tempo da destinare al lavoro e alla cura dei figli
grazie ad un altro dei progetti promossi dal gruppo sannicolese: l’installazione
di due mulini elettrici.
Ma il ruolo delle donne, tuttavia, è ancora molto marginale:
“Più che l’Islam – spiega Ivana Bozzolan – sono le tradizioni animiste che
penalizzano le donne. L’economia sarà il mezzo del riscatto? Può esserlo anche
la politica. Proprio per questo la spedizione padovana ha fatto tappa nel
villaggio di Coumbacarà per una lezione di educazione civica”. In Senegal il
suffragio esiste dal 1960, ma poche sono le donne, soprattutto nelle campagne,
che esercitano il loro diritto. A queste a parlato Maria Lucina Rigoni: “Se le
donne votassero potrebbero eleggere altre donne. Queste pretenderebbero delle
leggi per cui nessun uomo lotterebbe”.
La tipica allegria africana spesso di scontra con l’estrema
precarietà della vita umana: “Nel Villaggio di Aliou Samba – racconta Ivana
Bozzolan – ci stavano accogliendo con una grande festa. Ma subito è giunta la
notizia che in una capanna vicina una ragazza di vent’anni, che soffriva d’asma,
per noi una malattia banale, era appena morta”.
A rincuorare i partecipanti del viaggio è stato il successo
dell’ultimo progetto, volto a sviluppare la coltivazione della Jatropha Curcas,
una pianta che, usata come recinzione naturale degli orti, contrasta la desertificazione
e i cui semi sono un concime potentissimo.
Un uso ben diverso da quello che della Jatropha fanno alcune multinazionali,
che la coltivano a latifondo unicamente per ricavarne biodisel.
Incoraggiate dai progressi fatti finora, le componenti del
gruppo donne già pensavano a nuovi interventi: in cantiere una diga per la coltivazione
del riso e nuovi progetti per la lotta contro la desertificazione. In preparazione
anche un opuscolo per raccontare le esperienze maturate durante l’ultimo
viaggio in Senegal. “È bello – conclude Maria Lucina Rigoni – vedere il
progresso che c’è stato in così poco tempo dal nostro primo viaggio, dieci anni
fa. Ci sono più orti, più capre, ma soprattutto c’è più vita nei villaggi. Lo capisci
dagli occhi della gente”.
lunedì 6 febbraio 2012
Elezioni. Senegal sull'orlo della guerra civile
Scontri e morti dopo la candidatura di Wade e lo stop a Youssou Ndour.
Tre morti in 48 ore. E’ il bilancio della protesta che sta
dilagando dopo l’autorizzazione concessa dal Consiglio costituzionale
senegalese al presidente uscente Abdoulaye Wade di candidarsi per la
terza volta consecutiva alle elezioni presidenziali.
Quelle previste il 26 febbraio prevedevano la partecipazione del musicista Youssou Ndour,
ma i cinque ‘saggi’ del Consiglio (nominati da Wade) hanno bocciato la
sua candidatura sostenendo che la star internazionale non ha saputo
presentare un numero sufficiente di firme valide. Non è quindi servito a
nulla il ricorso deposto da Ndour due giorni fa che sosteneva di aver
superato la soglia delle 10mila firme richieste. Tutto regolare invece
per quanto riguarda Wade.
Un anno dopo il suo accesso al potere nel 2000, la nuova Costituzione
impose un limite di due mandati per il presidente, ma secondo il
Consiglio la normativa non riguarda il presidente, già eletto quando la
legge entrò in vigore nel 2001. La decisione ha mandato su tutte le
furie l’opposizione senegalese, che potrà comunque contare su quattro
candidati giudicati idonei a concorre alle presidenziali.
Ma i veri protagonisti della fronda anti-Wade sono
stati Youssou Ndour e i leader del ‘Mouvement du 23 juin’, la coalizione
di partiti politici dell'opposizione e della società civile che
contesta la candidatura di Wade. Durante le manifestazioni e i primi
scontri scoppiati con le forze dell’ordine, il coordinatore di M23,
Alioune Tine è stato arrestato, per poi uscire libero ieri sera al
termine di un lungo braccio di ferro con il potere.
Dal canto suo, Youssou N'Dour ha fatto appello alla
comunità internazionale affinché esprima il suo disaccordo per la
conferma della lista dei candidati alle presidenziali di febbraio. «Il
processo di colpo di Stato costituzionale è stato messo in atto; 52 anni
di costruzione della democrazia sono stati spazzati via. Siamo stati
traditi da questa decisione vergognosa», ha detto NDour alla stazione
radiofonica francese Radio France Internationale. «Faccio appello quindi
a tutte le forze del paese, ai fratelli africani e alla comunità
internazionale di esprimere il loro disaccordo contro questo colpo di
Stato istituzionale e costituzionale», ha dichiarato il cantante.
I sostenitori di Wade accusano il movimento 23 e Ndour di essere
all’origine degli scontri violentissimi che si sono verificati a Dakar
con il linciaggio di un poliziotto e Podor (nel nord del paese), dove un
giovane e un anziano hanno trovato la morte durante una manifestazione.
Di fronte all’escalation di violenza, la Comunità internazionale non ha tardato a reagire. Da Washington, la portavoce del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland ha dichiarato che gli Stati Uniti “rispettano il processo politico e legale, e il fatto che (Abdoulaye Wade sia autorizzato a candidarsi per un terzo mandato, ma il messaggio che gli mandiamo non cambia: la dignità di un capo di Stato consiste a lasciare il posto alla nuova generazione”.
Di fronte all’escalation di violenza, la Comunità internazionale non ha tardato a reagire. Da Washington, la portavoce del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland ha dichiarato che gli Stati Uniti “rispettano il processo politico e legale, e il fatto che (Abdoulaye Wade sia autorizzato a candidarsi per un terzo mandato, ma il messaggio che gli mandiamo non cambia: la dignità di un capo di Stato consiste a lasciare il posto alla nuova generazione”.
Una richiesta chiara rispedita immediatamente al mittente dal
ministro della Comunicazione e responsabile della campagna elettorale di
Wade, Hadj Amadou Sall, secondo il quale “è troppo tardi perché Wade è
già candidato. La sua candidatura è stata dichiarata ricevibile da
un’istituzione costituzionale competente”.
Molto più attendista è stata la posizione presa da Parigi.
Da ex potenza coloniale, la Francia si rammarica del fatto che “tutte
le sensibilità politiche non possano essere rappresentate” alle
presidenziali. Addirittura imbarazzante è stata la posizione presa
dall’Unione Europea che, rifiutando ogni commento sulla terza
candidatura di Wade, ha condannato le violenze e invitato l’opposizione e
il governo a dialogare.
Ma il dialogo sembra impossibile. In un commento scritto per il giornale francese Le Monde, l’ex Segretario generale di Amnesty International e membro del partito socialista senegalese, Pierre Sané, “l’impasse è totale”. Wade “non ha altro in mente che tentare di imporsi al potere con il bluff e questo fino alla morte. Ma i senegalesi non sono più disposti ad accettare questa strategia”. Il presidente uscente “è quindi incastrato, per questo ha scelto una fuga in avanti ad oltranza che rischia di mettere in pericolo la nazione e la regione”.
Ma il dialogo sembra impossibile. In un commento scritto per il giornale francese Le Monde, l’ex Segretario generale di Amnesty International e membro del partito socialista senegalese, Pierre Sané, “l’impasse è totale”. Wade “non ha altro in mente che tentare di imporsi al potere con il bluff e questo fino alla morte. Ma i senegalesi non sono più disposti ad accettare questa strategia”. Il presidente uscente “è quindi incastrato, per questo ha scelto una fuga in avanti ad oltranza che rischia di mettere in pericolo la nazione e la regione”.
Ma il sentimento che Wade sia ormai uno pseudo-monarca impazzito e isolato nella sua torre d’avorio. Secondo l’inviato speciale di Le Monde, il presidente senegalese è ancora popolare “tra i cittadini del mondo rurale” e soprattutto “può contare sull’appoggio della potentissima confraternita dei Mourides”. Inoltre, il movimento del 23 giugno appare diviso. Lo ammette Cheikh Banba Dieye, sindaco di Saint-Louis e membro di M23.
“Siamo divisi tra i partigiani del confronto diretto con il potere,
di cui faccio parte, e coloro che non fanno altro che difendere i propri
interessi. Alcuni si vedono addirittura presidenti oppure sono disposti
a lasciare il movimento non appena ne avranno l’opportunità. La nostra
generazione ha dei conti in sospeso con coloro che ci hanno preso in
giro dall’indipendenza”. Senza nominarli, Dieye punta il dito contro
membri influenti di M23, tra cui ex ministri di Wade come Idrissa Seck,
Macky Sall, Cheick Tidiane Gadio, passati nei ranghi dell’opposizione
dopo essere stati banditi dal palazzo presidenziale.
Fonte: www.vita.it, 31/01/2012
Fonte: www.vita.it, 31/01/2012
giovedì 2 febbraio 2012
KOLDA 2.0 UBUNTO! GIUGNO 2010
Ad aprile 2010 è partito il container da Venezia contenente: due ecografi (di cui uno destinato all’ospedale di Kolda e uno al Villaggio di Coumbacarà), due poltrone da dentista ed materiale correlato per l’utilizzo (destinati all’ospedale di Kolda), 20 computer (per l’internet point e per il Liceo di Kolda), 2 stampanti, 3 macchine da cucire e stoffe, una fotocopiatrice, materiale didattico per il liceo di Kolda, materiale ginecologico e una toilette (per il Villaggio di Coumbacarà). Io e Andrea, informatico volontario di Faber Libertatis, siamo partiti il 15 giugno per un viaggio a Kolda di due settimane. Avevamo 4 obiettivi: 1) Predisporre ed avviare l’internet point della ONG 7a. 2) Incontrare il preside del Liceo di Kolda ed installare i PC destinati alla scuola. 3) Monitorare l’avanzamento di alcuni progetti agricoli e zootecnici promossi in dei villaggi da alcune associazioni di Padova. 4) Verificare che il materiale ginecologico fosse arrivato integro e completo a Coumbacarà ed avviare i lavori per la predisposizione di una toilette e per l’acqua corrente all’interno della Case de Santè. In un secondo momento sarebbero arrivati i medici di Bethania Hospital Services per implementare il reparto maternità e occuparsi della formazione del personale locale sulla strumentazione. Del progetto “Adeguamento delle strutture sanitarie del Centro di Salute di Coumbacarà, Regione di Kolda (Senegal), a salvaguardia della salute materna e del bambino, formazione del personale locale nel settore ostetrico e ginecologico e sensibilizzazione della popolazione” promosso dall’associazione Bethania Hospital Services parlerò più avanti.
In queste due settimane siamo riusciti a fare tutto, grazie anche al supporto di personale della ONG 7a e del Liceo di Kolda, in particolare Samba Diao, tecnico informatico, che ci ha raggiunto in Italia circa un anno fa per qualche settimana per proseguire la sua formazione con Andrea su Linux.
Ecco il centro in cui abbiamo installato l’internet point, situato a Kolda, gestito dalla ONG 7a e già funzionante (dispone di sale di formazione, camere da albergo, cucina in comune, e altri servizi).
Il materiale è arrivato quasi tutto, ed è stato sistemato temporaneamente in una delle stanza per la formazione. La stanza predisposta dalla ONG per l’Internet point non era assolutamente adatta, così abbiamo iniziato il soggiorno facendo i pittori e piccoli lavori di manutenzione (ad esempio pulire i tetto per rinforzarlo ed isolarlo).
Successivamente abbiamo comprato dei mobili porta PC, li abbiamo montati (non erano tanto diversi dai mobili Ikea!), sistemato e verificato i PC, predisposto la rete (con intervento di Sonatel) e fatto i cablaggi (vedete una foto in cui tutti preparano i cavi di rete, dopo gli insegnamenti di Andrea!).
Infine ecco una foto della formazione su Linux e sulla gestione di un internet point con i ragazzi della ONG e Samba Diao. Io durante la formazione - dato che di Linux ci capisco poco - me ne sono andata in giro per i Villaggi per documentare l’avanzamento di un progetto di orticoltura e microcredito rivolto alle donne e promosso dall’Associazione Italia Senegal 7a e dal Gruppo Donne di Ponte San Nicolò, ed anche su questo versante è andato tutto bene!
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